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L'eroe dello spazio

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"Il cielo è molto nero, la Terra è azzurra. Tutto può essere visto molto chiaramente" : parole emozionanti che rompono un tabù millenario, per la prima volta nella sua storia l'essere umano ha potuto bucare la troposfera e salire là dove nessuno avrebbe mai immaginato, nell'orbita esterna, osservando il pianeta nella sua interezza e bellezza e l'immensità dello spazio. Il 12 aprile 1961 è un giorno particolare per una nazione, per il genere umano ma soprattutto per un piccolo, coraggioso figlio di Smolensk. E' il giorno di Jurij Alekseevič Gagarin . Ventisette anni compiuti da qualche settimana, Gagarin è già un eroe quando atterra col paracadute ai margini delle steppe del Kazakistan. Di più: quel figlio oscuro di un falegname e di una contadina di Smolensk è divenuto una celebrità mondiale da appena due ore, vale a dire da quando sono state diffuse le immagini del lancio della Vostok 1 , la prima navicella spaziale sovietica con un essere umano a bordo. Fino...

L'ultima sortita

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"The bigger, the better", dicono gli inglesi: un proverbio che nel nostro Paese è tradotto come "più grande è, meglio è". Purtroppo come tutti i detti popolari anche questo motto conosce dei limiti nelle applicazioni reali, sporadiche o quotidiane che sia. E se gli antichi Romani ricordavano come fosse meglio sovrabbondare ( "melius est abundare quam deficere" ), si può sempre controbattere che non sempre la grande quantità possa apportare dei vantaggi. Anzi, in diversi casi l'esagerazione si traduce solo in spreco di energie, di tempo e di mezzi, depauperando risorse e sbagliando scelte strategiche. Gli ingegneri e gli storici navali a tal proposito citano volentieri l'esempio dei giapponesi e della classe "Yamato" , colossi del mare realizzati a caro prezzo e secondo una concezione bellica sorpassata. Magnifici gioielli che mai risultarono utili impiegando tutta la loro forza e la cui fine, ingloriosa, ha fatto definitivamente calare il...

Nascita di una dittatura

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"Per l'accusa di cospirazione e tradimento, di cui è ritenuto colpevole, la condanno ad una pena di cinque anni di Festungshaft" . Il colpo vibrato dal maglietto del giudice Georg Neithardt sul battente risuona all'interno dell'aula di giustizia del tribunale di Monaco di Baviera a conclusione del processo che vede imputati nove soggetti, accusati di aver tentato un golpe alcuni mesi prima per rovesciare la democratica Repubblica bavarese dei Consigli. I giornali locali da più di un mese affrontano l'argomento, già chiamato gergalmente "putsch della Bürgerbräukeller" , e hanno coniato un titolo apposito per il procedimento giudiziario: lo chiamano "processo Ludendorff-Hitler" . Il 1° aprile 1924 è proprio quell'oscuro austriaco, reduce della Grande Guerra, a ricevere la prima condanna. Adolf Hitler ha 34 anni ed un passato burrascoso alle spalle: figlio di un funzionario doganale, ha tentato senza successo di entrare all'Accademia...

Tiro a segno sull'acqua

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Disastro , sciagura, massacro: sono questi alcuni dei sostantivi maggiormente utilizzati da storici e militari per definire la notte di Matapan , la peggiore uscita in mare della Regia Marina dai tempi di Lissa. Qualcuno ha provato a definire quegli avvenimenti come una battaglia ma nella realtà dei fatti fu ben altro: fu un tiro a segno. Solo che il teatro della tragedia non era il baraccone di un luna park, non si sparava con fucili a pallini e i bersagli non erano delle lattine vuote o delle sagome di cartone. Quella notte, nel buio e freddo Mediterraneo Orientale a sud del Peloponneso, oltre duemila tra ufficiali e marinai affrontarono la Morte ignari, sino quasi all'ultimo minuto, della propria condanna. Capo Matapan è una propaggine della penisola del Peloponneso ma dalla notte tra il 28 ed il 29 marzo 1941 ha assunto un preciso significato nella storia militare. Quella che doveva essere un'operazione di intercettazione del traffico marittimo avversario si risolse in un...

Il re ragazzino

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"Vostra Maestà, vi saluto come sovrano del Regno. Da questo momento sarete voi ad esercitare il pieno potere" . Le parole del generale Dušan Simović non destano particolare sorpresa in Petar Karađorđević quando la mattina del 27 marzo 1941 un corposo drappello di truppe circonda il palazzo reale di Belgrado. Per il giovane rampollo della dinastia regnante serba il periodo dell'innocenza, già bruscamente caratterizzato dalla morte violenta del padre, è destinato a concludersi per un ingresso nell'età adulta foriero di preoccupazioni nel pieno della tempesta bellica che sta sconvolgendo l'Europa. Ma Pietro rappresenta molto di più, è un simbolo di speranza per una nazione divisa al suo interno e che chiede a gran voce di non essere coinvolta nella guerra scatenata dalla Germania nazista. Figlio maggiore di Maria di Romania e di Alessandro I , Pietro ha appena undici anni quando suo padre, il primo sovrano del Regno di Jugoslavia sorto dalla Grande Guerra, viene ass...

La rapina del secolo

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"Tranquilli, sono Franco, ho dimenticato una cosa" : le parole pronunciate dalla guardia giurata Franco Parsi paiono rassicurare i due metronotte presenti all'interno della struttura di sicurezza lungo l'Aurelia che sentono la voce del collega alla porta. Invece alle spalle di Parsi sbuca un gruppetto mascherato di tre malviventi che in pochi secondi disarma le guardie e le stende a terra, legandole assieme a Parsi per poi compiere una rapina davvero fuori dall'ordinario. Perché la razzia al deposito romano della Brink's Securmark , una società di trasporto valori, frutta un bottino colossale stimato tra i 35 ed i 37 miliardi di lire dell'epoca - circa 51 milioni e mezzo di euro. E' dunque logico che, appena divulgata la notizia, la stampa definisca il blitz di domenica 24 marzo 1984 come "la rapina del secolo". La tecnica adottata dai banditi rasenta la preparazione militare. La sera del 23 marzo un commando di quattro persone, tutte a vol...

L'uomo del supercannone

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La storia umana è zeppa di misteri irrisolti, vicende e casi che non trovano spiegazioni logiche né precise paternità. Gli omicidi rappresentano parte rilevante di tale curiosa statistica, con numerosi episodi di uccisioni senza un movente chiaro, in cui il mandante è ignoto e pure l'esecutore non è rintracciabile o identificabile. Misteri, appunto, che non hanno una chiave di lettura assoluta. Uno di questi casi irrisolti si apre la sera del 22 marzo 1990 a Bruxelles, in un elegante palazzo del centro della capitale belga. La primavera ancora non è del tutto arrivata in città ed un uomo tarchiato, di mezz'età, con addosso un soprabito di taglio inglese entra nell'androne, sale nella cabina dell'ascensore ed arriva al terzo piano. Il tempo di giungere alla porta del proprio appartamento e di infilare la chiave nella toppa ed è già morto: tre killer sbucano dalle scale con passo felpato e gli piombano alle spalle, sparandogli a bruciapelo cinque colpi alla testa ed alla...